Citazione

“I loro occhi si incontrarono nell’istante in cui Therese rialzò lo sguardo dalla scatola che stava aprendo e la signora voltò un poco la testa così da trovarsi a fissare direttamente Therese. Era alta, bionda, la figura longilinea aggraziata nell’ampia pelliccia tenuta aperta da una mano puntata in vita. Gli occhi erano grigi, incolori, dominanti tuttavia come luce o fuoco, e Therese, catturata da quello sguardo, non potè distogliere il suo. Udì la cliente che le stava di fronte ripetere la domanda, ma rimase immobile, muta. A sua volta la signora guardava Therese con un’espressione preoccupata, come se parte della sua mente meditasse sulle cose da acquistare e, sebbene fra loro vi fossero diverse altre commesse, Therese era certa che la signora si sarebbe rivolta a lei”.

“Ci sono persone, o cose che le persone fanno, delle quali alla fine non puoi salvare proprio niente, perché niente le collega con te”.

“Therese si domandò se la vita, i rapporti umani, fossero sempre così. Mai un terreno solido sotto di sé. Sempre come ghiaia, un po’ cedevole e rumorosa, così che il mondo intero potesse udire…Si rimaneva sempre in ascolto, per cogliere il passo forte e deciso dell’intruso”.

“Carol la voleva con sé, e qualsiasi cosa fosse accaduta l’avrebbero affrontata insieme, senza fuggire. Com’è mai possibile amare e avere paura?, pensava Therese. Le due cose non andavano d’accordo. Com’era possibile avere paura, quando loro due diventavano di giorno in giorno più forti? E di notte in notte. Ogni notte era diversa, e ogni mattino. Insieme possedevano un miracolo”.

“Therese aveva appena visto, ora, quello che aveva soltanto intuito ossia che il mondo intero era pronto a essere loro nemico, e d’improvviso quello che lei e Carol avevano, insieme, non sembrava più amore o qualcosa di felice ma un mostro che, una di qua, una di là, le tenesse in pugno”

Patricia Highsmith, “Carol”

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Quando mi sveglio, lui è avvinghiato a me e dorme tranquillo. Mi rilasso e mi godo il calore del suo corpo, la sua pelle contro la mia. Rimango immobile, per non disturbarlo.
[…] Difficile credere che l’uomo sdraiato al mio fianco, che sembra così sereno e giovane nel sonno, fosse così tormentato questa notte […].
Guardo il soffitto e mi viene in mente che penso sempre a Christian come a un uomo forte e dominante…quando in realtà è tanto fragile, il mio bambino smarrito. E l’ironia è che lui mi considera fragile…mentre io non penso di esserlo. In confronto a lui sono una roccia.
Ma sono forte abbastanza per tutti e due? Abbastanza forte da fare quello che mi viene detto e offrirgli un po’ di pace mentale? Sospiro. Non mi sta chiedendo molto, in fondo. Ripenso alla nostra conversazione di ieri sera. Abbiamo deciso altro oltre al fatto di cercare di impegnarci entrambi di più? La verità è che io amo quest’uomo, e ho bisogno di stabilire una rotta per tutti e due. Una strada che mi consenta di mantenere l’integrità e l’indipendenza, ma di rimanere comunque un punto fermo, come lui è il mio.

E.L.James, “Cinquanta sfumature di Rosso”

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Le passioni umane sono una cosa molto misteriosa e per i bambini le cose non stanno diversamente che per i grandi. Coloro che ne vengono colpiti non le sanno spiegare, e coloro che non hanno mai provato nulla di simile non le possono comprendere. Ci sono persone che mettono in gioco la loro esistenza per raggiungere la vetta di una montagna. A nessuno, neppure a se stessi, potrebbero realmente spiegare perché lo fanno. Altri si rovinano per conquistare il cuore di una persona che non ne vuole sapere di loro. E altri ancora vanno in rovina perché non sanno resistere ai piaceri della gola, o a quelli della bottiglia. Alcuni buttano tutti i loro beni nel gioco, oppure sacrificano ogni cosa per un’idea fissa, che mai potrà diventare realtà. Altri credono di poter essere felici soltanto in un luogo diverso da quello dove si trovano e così passano la vita girando il mondo. E altri ancora non trovano pace fino a quando non hanno ottenuto il potere. Insomma, ci sono tante e diverse passioni, quante e diverse sono le persone.

Michael Ende, “La Storia Infinita”

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«Ricordatevi di Cedric. Quando e se per voi dovesse venire il momento di scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile, ricordate cos’è accaduto a un ragazzo che era buono, e gentile, e coraggioso, per aver attraversato il cammino di Voldemort. Ricordatevi di Cedric Diggory».

J.K.Rowling, Harry Potter e il Calice di Fuoco

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Lei non voleva andare a casa.
Voleva restare lì, voleva qualcosa che sarebbe stato gravissimo ammettere.
Voleva.
Quando è successo? Quando hai capito che stasera non tornerai a casa uguale?
Gli aveva detto toccami, e stavolta non era un invito finto, incollato male, maldestro.
Lo aveva guardato senza abbassare lo sguardo, e se glielo avessero detto, prima, che sarebbe stata così lucida, così presente, così perfettamente in grado di ricordare tutto, dopo, senza che la nebbia dell’emozione giungesse a confonderla, avrebbe detto vi sbagliate, è la prima volta, avrò pure qualche cedimento.
Invece, aveva fatto l’amore come una donna.
Si era spogliata senza languori, senza capricci, senza spinte e rossori e mani a coprirsi in un ultimo assalto di reticenza, senza accovacciarsi e proteggersi e scostarsi. Gli aveva detto sono questa, e la mia età non conta niente perché non sento limiti.
Si era allungata sul sedile del passeggero. Lui l’aveva sfiorata senza lasciarsi limitare da una mappa, non tradendo neppure una parte di lei, indugiando in ogni più piccola baia, in ogni piega, e poi aveva ripetuto lo stesso viaggio baciandola.
I libri non possono dire tutto, ci sono cose che vanno vissute.
I libri dicono che soffrirai, che il dolore del cambiamento sarà lancinante, appuntito, come un chiodo in un polso, che toglierà al gusto gran parte dell’energia. E invece non è così, non è così affatto. È solo un pizzico, come quando ti afferri fra due dita un lembo di pelle e stringi e lasci subito andare. È un lampo breve e neanche troppo intenso. E non c’è niente di osceno nel modo in cui arriva il piacere. Non c’è niente di quello che diceva tua madre solo a sospettare che il pensiero del sesso ti sfiorasse
Questo tuo stare qui, con le ginocchia che sfiorano parti di auto che non sai quali sono, con la pelle che pare venuta fuori dal mare, e lui, imprigionato e libero nel tuo grembo, non c’è niente che a ripensarlo possa farti venire altro che nostalgia. Vorresti dirglielo, il suo orecchio è così vicino, vorresti dirglielo, grazie grazie un milione di grazie, grazie perché la tua carne è mia, perché ti sento solo a un gradino dall’anima, perché ti muovi come un’onda buona che liscia la spiaggia, perché questa cosa strana, imprevista, che i libri dicono e non dicono affatto, mi fa sentire libera come se la libertà fossi io in persona. Ma stai zitta, e non per pudore, ma perché qualsiasi parola, adesso, ti impedirebbe di sentire le cose come le vuoi sentire. Non c’è niente, niente, che non rifaresti tra un attimo esatto. Rimasero fermi, abbracciati, nella stessa posa che avrebbe potuto sembrare scomoda e precaria ma era solo intima. Caterina sentì un calore sul viso e capì di stare piangendo.

Amabile Giusti, “Non c’è niente che fa male così”

 

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“I sessi, per quanto diversi, si mescolano. Non c’è essere umano che non oscilli da un sesso all’altro, e spesso sono solo i vestiti a serbare l’apparenza maschile o femminile, mentre il sesso profondo è tutto l’opposto di quello superficiale. Nessuno ignora le complicazioni, le confusioni che ne risultano”.

Virginia Woolf, “Orlando”