Felicità a pagamento

La felicità si paga. Il mio tempo è la moneta di scambio. La felicità si paga, gente, e viene attentamente calcolata e quantificata a suon di ore. A volte anche in euro. Quanto hai speso fin’ora per vedere la tua ragazza tre volte a settimana? Cosa ci guadagni? Ci guadagno di cuore. Argh! Risposta sbagliata.
Quanto ti dà fastidio il fatto che io sia felice sulla base di qualcosa che ritieni sbagliato? tu non sai cosa vuol dire. Tu non sei mai stata guardata come veniamo guardate noi. Tu non sai cosa vuol dire. Tu non lo sai. Dovrei lasciarla, secondo te, visto che questa situazione mi mette a disagio? Ma non è la situazione, è la vostra generazione che ci mette a disagio. Sono i vecchi decrepiti al governo a metterci a disagio. è la mancanza di diritti, la consapevolezza di essere costrette ad andar via se desideriamo un futuro, è questo a metterci a disagio. Non l’amore. L’amore mi rende felice. Ma non rende felice te. Che non puoi giustificare le mie assenze con un semplice “è con il suo ragazzo”. Credi che tarpandomi le ali, soffocandomi, quantificando il tempo che passo con Lei, neanche fossi un cazzo di tassametro mi costringerai a lasciarla alla fine? Non potresti sbagliarti più di così. Pensi davvero che dovrei passare la mia vita DA SOLA ad espiare una colpa che non riesco a vedere? Pensi davvero che resterò per sempre in questa casa a continuare a farmi dire cosa potrei o non potrei fare? Pensi davvero che a ventiquattro anni non dovrei godermi la mia vita solamente perché tu non lo fai? O solamente perché sarebbe sbagliato godere di qualcosa che ritieni sbagliato? Io sto impazzendo. Non puoi continuare a rovinare tutto così, non puoi rompermi le uova nel paniere, rubare il mio tempo. RUBARLO letteralmente. Sono vittima del furto del mio tempo da ventiquattro anni. Ora basta.

*

Non voglio più limitare il tempo che passo con te, amore mio. Non voglio più negarmi te. L’ho fatto per troppi mesi. Mi sono negata il tuo amore, la tua presenza, per il quieto vivere. Ho posto dei limiti, io li ho posti, per non arrivare al punto di farli imporre da altri. Perché ogni volta che ho rimandato le nostre uscite, ogni volta che mi sono imposta di tornare a casa alla otto, ogni sacrosantissima volta mi sono messa in gabbia da sola. Ogni volta che non ho fatto valere il mio diritto di esercitarmi alla guida e diventare autonoma mi sono messa in gabbia da sola. Ogni volta. L’ho fatto con le mie mani.

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Citazione

Mio padre alza lo sguardo. Mi fissa. Mi fissa duramente.
Solo un’altra volta l’ho visto fissarmi così. Solo un’altra volta.
Quando gli dissi cosa avevo provato guardando uno di quei soldati, tanti, tantissimi anni fa. Quando gli dissi cosa avevo provato stringendo per gioco uno dei miei compagni di gioco.
Solo quella volta.
E ora, ora mi guarda con lo stesso sguardo.
Con lo sguardo terrorizzato e tetro del regime. Con lo sguardo di chi mi imputa una colpa. Di chi mi imputa una colpa. Di chi mi imputa, per questa colpa, di mettere in gioco la quiete di tutta la famiglia.
Si sono portati via già mia mamma, ricorda con gli occhi.
Si sono portati via già mia mamma, per un’inezia.
Per quello che sono, per quello che provo verso il mio stesso corpo, il mio stesso genere, potrebbero portare via tutti noi.
Per colpa del loro silenzio. Per colpa della loro omertà.
Mi guarda duramente. Mi fissa, senza dire una parola.
Rimane in silenzio, e già ho capito.
Hanno preso qualcuno. Qualcuno con la mia stessa colpa. E con lui, con lui tutta la sua famiglia.
Per punire il dissenso, per punire il silenzio dove silenzio non doveva esserci.
E papà non vuole per Laura la stessa fine. Fosse per lui, si immolerebbe per Laura. Ma non può pensare, non può tollerarla di vederla morire per la mia colpa.
Potessi cancellarla. Ma non me la sono scelta.
Rimaniamo in silenzio, aspettando la colazione.
Guardo tristemente mio padre, aspetto. Lui abbassa il capo. Vergogna. Paura.
Aspetto.
La pancetta frigge nella padella, il latte bolle. Come sempre. Perdonami per essere omosessuale, papà, come sempre.

Ivano Mingotti, “Sotto un sole nero”

True Life

Sono trascorse già due settimane dalla nostra prima notte insieme dopo mesi. Quanto l’abbiamo attesa, desiderata, e quasi rovinata per un capriccio. Avremmo avuto la possibilità di averne due di notti, sì proprio due, e per poco non rovinavo tutto. Perché a volte non riesco a capire, per quanto mi sforzi, gli obblighi, o presunti tali, che ancora ti legano a persone che non provano il minimo riconoscimento nei tuoi confronti, persone che si permettono di aprir bocca sulla tua vita privata, di fare minacce, di accampare pretese. Pretese. Sono quelle che temevo di aver accampato nei tuoi confronti quel giovedì sera quando la disperazione si è impadronita di noi e il peso del non poter stare sempre insieme come vorremmo si è fatto opprimente. Piangevamo, e stavamo rischiando di rovinare tutto. Perché molto spesso c’è sempre qualcosa o qualcuno che rovina tutto. E probabilmente proprio in questo consiste la disillusione che ci è stata prevista in una lettura dei tarocchi: la disillusione nei confronti della convinzione idilliaca che possa andare tutto da favola, che non ci siano intoppi e quant’altro. Ma gli intoppi ci sono. Eppure due venerdì fa sei arrivata da me, sei scesa dall’autobus, ci siamo chiuse in casa, e per qualche ora, dopo quasi cinque mesi, abbiamo dimenticato tutto e tutti. Spenti i cellulari, soprattutto i tuoi, che molto spesso sono mezzo di malumori. Chiuse le porte, tolti i vestiti. Ci siamo amate nell’intimità della mia stanza, tra il mio incorreggibile disordine, sul mio letto, in cui dormo ogni notte ricordando com’era dormire stretta a te, in questo letto troppo piccolo per due ma abbastanza grande per accoglierci entrambe, se ci teniamo strette strette. Ogni notte mi addormento pensando a com’era svegliarsi ogni tanto, e sentire il tuo respiro regolare e chiedersi perché mai io non riuscissi a dormire. Ma non dormi quando hai la tua donna a fianco dopo mesi. Così la mattina dopo ci siamo alzate troppo presto, ti ho preparato la colazione e poi abbiamo guardato un film. Ci siamo ritagliate un piccolo pezzo di paradiso, di semplice vita quotidiana, e dopo che sei andata via, dopo che ti ho lasciata andar via a malincuore, mi hai detto che per tutto il tempo avevi pensato, avevi valutato che ciò che realmente desideri è quello che potremmo costruire insieme, un giorno. E che quella che stai vivendo non è vera vita. E io aggiungo: hai regalato loro i tuoi anni migliori, ti sei fatta in quattro per farli sopravvivere ed ora che hai riacquistato un po’ di orgoglio e di dignità non sanno far altro che metterti i bastoni fra le ruote perché non possono più usarti e tenerti in scacco come prima. Perché hai rialzato la testa e questo a loro fa paura. E ciò non sai quanto mi renda orgogliosa. E quanto accresca il mio amore per te. Perché sei il mio successo, la mia vittoria, il mio orgoglio. E ti amo, ti amo dal profondo del cuore, ti amo, un giorno un po’ di più, un giorno un  po’ meno, un giorno da impazzire, un giorno mi verrebbe da strozzarti, e un altro da abbracciarti forte e tenerti stretta stretta a me e non lasciarti più tornare da loro. Sono egoista per questo? Non so, so solo che mi fa rabbia vedere dissolversi tutti gli sforzi compiuti per darti un attimo di serenità, non appena varchi la porta di casa. Li odio. Odio tutto questo. Una donna, la mia donna, non puoi trattarla così, non puoi rovinarle la vita.

Farei qualsiasi cosa per te, mio Fiore, anche se tu mi dici che non devo pormi ostacoli, per non dover poi un giorno sentirti dire che per te ho dovuto rinunciare a fare delle cose, e vivere di rimpianti.

Non penso più al futuro, perché il futuro non è ahimè, nelle nostre mani, e potremmo saltare in aria da un giorno all’altro. Non penso più al fatto che tu sia molto più grande di me e a ciò che ovviamente ne consegue, perché in questo modo mi avveleno solamente l’esistenza. Non penso al futuro, lo vivo con te, nel nostro presente. Ti amo.

Mariella Nava – La differenza

Stupenda, scovata dalla mia amora ❤

Tuona tuona con il sole
Sopra un’amicizia amore
La dolcezza che vi muove
Piano le carezze e piove
Piove lacrime e veleno
Dimmi amore dove andremo
E le giuri seno a seno
Sotto un cielo agli altri osceno
Occhi dietro a una finestra
Ma che storia disonesta
Come un’ombra sulla vita
La terra trema inorridita
Ma è una storia come tante
Un corpo uguale a un altro amante
Amarsi dentro ad un riflesso
Toccarsi nello stesso sesso

Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
Sta forse nei particolari
Ma l’anima non li ha che uguali
Come le mani che le prenderai
Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza…

Tuona tuona un tempo cupo
Ferme ai lati di un dirupo
Freddo rosso sul tuo viso
Hai paura all’improvviso
Hai paura tutti i giorni
Nelle infamie nei dintorni
E le giuri ventre a ventre
”Amore non mi importa niente..!”

Al di là di una ringhiera
Quella strada che non c’era
E’ un terreno più sconnesso
Ma la vuoi ma ti è successo
E’ una storia come tante
E già viverla è importante
E per me non è indecente
Amarvi in mezzo a tanta gente…

Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
E’ forse un corpo con le ali
Per la festa dei normali
Ma questa sera tu non le vorrai
Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
Sta forse nei particolari
Ma l’anima non li ha che uguali
Come le mani che le scalderai…

Citazione

Le persone cambieranno emozionalmente una volta che si saranno sbarazzate delle, o ancor meglio, non avranno mai acquisito le convinzioni errate, tanto nei fatti che nei valori, che stanno alla base degli odi razziali [e non solo].

Martha C. Nussbaum, “Nascondere l’umanità. Il disgusto, la vergogna, la legge”, Carocci Editore, Roma, 2007, pag. 54

Comunicato Arcigay Chieti

Nella serata di domenica 3 giugno, si è svolto presso il Gran Caffè La Fontana, nel centralissimo Piazzale Guglielmo Marconi di Chieti Scalo, davanti alla stazione, un aperitivo gay-friendly con musica dal vivo e disco all’aperto, organizzato da uno staff di ragazzi che si occupa di eventi glbt e al quale hanno partecipato oltre 200 persone, non solo gay. Continua a leggere