Citazione

IL MODELLO DELLA DONNA VIRILE
In un clima di omertà e di esorcizzazione della diversità l’immagine funziona da catalizzatore dell’immaginario lesbico anche in epoca fascista.
I capelli scompaiono sotto il feltro, il bastone e la sigaretta sono tutti segnali di questo tipo di allusione non troppo velata a un desiderio omosessuale. La cravatta è indossata con l’abito di taglio maschile, con il completo da amazzone ma anche con la divisa da Giovane italiana. Attraverso i vestiti mostrare una sessualità diversa dalla norma è una provocazione al familismo e alle politiche fasciste in materia di procreazione e identità della donna. Al tempo stesso, però, sono proprio certe manifestazioni dell’ideologia mussoliniana a fornire alle donne un possibile riparo giustificativo ai desideri di virilizzazione e di sperimentazione del gender-bending. Sulle riviste di moda e femminili sono frequenti le foto di donne da sole o in gruppo impegnate in esercizi ginnici (e certo il gruppo aumenta il grado di promiscuità e provocazione). Nelle pubblicità e nelle immagini che accompagnano i redazionali le donne guidano l’automobile, sparano con i fucili puntati all’orizzonte, tirano di boxe, partecipano ai concorsi ippici e indossano modelli da amazzone con o senza redingote. Il mito dello sport e dell’agonismo, il fascino dell’attivismo e il culto della vita cameratesca e militarizzata, l’elaborazione continua di principi gerarchici e di inquadramento visivo in divise e simboli del potere, funzionano da grandi valvole di sfogo per il lesbismo di epoca fascista. La moda e la vita, o l’aspirazione alla vita, si influenzano a vicenda.

Federica Muzzarelli in “Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista” a cura di Mario Lupano, Alessandra Vaccari, Damiani, 2009, pag. 153

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