Il cambiamento

Si parte e si torna. Si parte senza speranze, cercando di ritrovare un po’ di pace, si torna con progetti, sogni, dubbi, certezze. Si torna con nuove consapevolezze. Le solite etichette ci vanno strette, anche se poi le etichette stanno bene solo sui vestiti. Ci si autodefinisce, ci si autoghettizza, e poi ci si accorge che per anni ci si è imposti l’appartenenza ad una categoria solo per sentirsi parte di qualcosa. Si raggiungere la maturità x capire che l’affetto e la simpatia sono un paio di occhi a comunicarcelo e non quello che uno ha in mezzo alle gambe, scusate la volgarità. Che la mancanza di attrazione fisica nei confronti di un genere non deve escludere la possibilità di rapportarsi con esso. Che l’attrazione è prima di tutto mentale e non sempre è necessario che si vada oltre. Che può esserci simpatia senza malizia, affetto senza aspettative. Che può esserci amore senza sesso, vicinanza senza la necessità di toccarsi. Può stare tutto in un abbraccio, può stare tutto in uno sguardo, può stare tutto in un sorriso scambiato. Tutto sedimentato nella memoria.

Si parte e si torna. Si conosce un nuovo modo di amare chi abbiamo accanto, ci si apre a nuove possibilità, nuovi orizzonti, nuove combinazioni. La vita è meravigliosa, il mondo è meraviglioso e pieno di persone degne di essere conosciute in quanto persone.

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Felicità a pagamento

La felicità si paga. Il mio tempo è la moneta di scambio. La felicità si paga, gente, e viene attentamente calcolata e quantificata a suon di ore. A volte anche in euro. Quanto hai speso fin’ora per vedere la tua ragazza tre volte a settimana? Cosa ci guadagni? Ci guadagno di cuore. Argh! Risposta sbagliata.
Quanto ti dà fastidio il fatto che io sia felice sulla base di qualcosa che ritieni sbagliato? tu non sai cosa vuol dire. Tu non sei mai stata guardata come veniamo guardate noi. Tu non sai cosa vuol dire. Tu non lo sai. Dovrei lasciarla, secondo te, visto che questa situazione mi mette a disagio? Ma non è la situazione, è la vostra generazione che ci mette a disagio. Sono i vecchi decrepiti al governo a metterci a disagio. è la mancanza di diritti, la consapevolezza di essere costrette ad andar via se desideriamo un futuro, è questo a metterci a disagio. Non l’amore. L’amore mi rende felice. Ma non rende felice te. Che non puoi giustificare le mie assenze con un semplice “è con il suo ragazzo”. Credi che tarpandomi le ali, soffocandomi, quantificando il tempo che passo con Lei, neanche fossi un cazzo di tassametro mi costringerai a lasciarla alla fine? Non potresti sbagliarti più di così. Pensi davvero che dovrei passare la mia vita DA SOLA ad espiare una colpa che non riesco a vedere? Pensi davvero che resterò per sempre in questa casa a continuare a farmi dire cosa potrei o non potrei fare? Pensi davvero che a ventiquattro anni non dovrei godermi la mia vita solamente perché tu non lo fai? O solamente perché sarebbe sbagliato godere di qualcosa che ritieni sbagliato? Io sto impazzendo. Non puoi continuare a rovinare tutto così, non puoi rompermi le uova nel paniere, rubare il mio tempo. RUBARLO letteralmente. Sono vittima del furto del mio tempo da ventiquattro anni. Ora basta.

*

Non voglio più limitare il tempo che passo con te, amore mio. Non voglio più negarmi te. L’ho fatto per troppi mesi. Mi sono negata il tuo amore, la tua presenza, per il quieto vivere. Ho posto dei limiti, io li ho posti, per non arrivare al punto di farli imporre da altri. Perché ogni volta che ho rimandato le nostre uscite, ogni volta che mi sono imposta di tornare a casa alla otto, ogni sacrosantissima volta mi sono messa in gabbia da sola. Ogni volta che non ho fatto valere il mio diritto di esercitarmi alla guida e diventare autonoma mi sono messa in gabbia da sola. Ogni volta. L’ho fatto con le mie mani.

Citazione

La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti

Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, Articolo IV (1789)