Annie (dodici anni)

Dodici anni. Non sembra vero ma è così. Lo stesso posto, gli stessi gesti, la stessa scena, la stessa data (giorno più, giorno meno). L’avrai sentita anche tu quella forte sensazione di déjà vu? Come se la storia si ripetesse? Gli abbracci erano gli stessi o erano diversi? Quanto sei diversa. Quanto sono diversa. Quando ho capito che ci fosse la seria possibilità che ti trasferissi lontano ho fatto in modo di poterti contattare e vedere. Non ho più paura. È stupido aver paura o vergogna di queste cose. L’importante è l’affetto e la stima che si hanno per una persona, tutto il resto finisce in secondo piano. Quanto è bello scoprire di riuscire a parlare tranquillamente con te da persona adulta. Anche tu ti apri un po’, perché capisci che non sono più la ragazzina che si era presa una cotta per te. Mi dici di andare lontano, ed è quello che voglio fare. Non voglio rimanere incastrata qui. Ti ho già ascoltata quando mi hai consigliato di intraprendere questo nuovo percorso. Grazie Annie, e grazie alla me stessa che ha ascoltato il tuo consiglio. Grazie Annie per essere stata nella mia vita. Grazie per avermi indirettamente mostrato chi sono veramente. Grazie Annie.

Citazione

“I loro occhi si incontrarono nell’istante in cui Therese rialzò lo sguardo dalla scatola che stava aprendo e la signora voltò un poco la testa così da trovarsi a fissare direttamente Therese. Era alta, bionda, la figura longilinea aggraziata nell’ampia pelliccia tenuta aperta da una mano puntata in vita. Gli occhi erano grigi, incolori, dominanti tuttavia come luce o fuoco, e Therese, catturata da quello sguardo, non potè distogliere il suo. Udì la cliente che le stava di fronte ripetere la domanda, ma rimase immobile, muta. A sua volta la signora guardava Therese con un’espressione preoccupata, come se parte della sua mente meditasse sulle cose da acquistare e, sebbene fra loro vi fossero diverse altre commesse, Therese era certa che la signora si sarebbe rivolta a lei”.

“Ci sono persone, o cose che le persone fanno, delle quali alla fine non puoi salvare proprio niente, perché niente le collega con te”.

“Therese si domandò se la vita, i rapporti umani, fossero sempre così. Mai un terreno solido sotto di sé. Sempre come ghiaia, un po’ cedevole e rumorosa, così che il mondo intero potesse udire…Si rimaneva sempre in ascolto, per cogliere il passo forte e deciso dell’intruso”.

“Carol la voleva con sé, e qualsiasi cosa fosse accaduta l’avrebbero affrontata insieme, senza fuggire. Com’è mai possibile amare e avere paura?, pensava Therese. Le due cose non andavano d’accordo. Com’era possibile avere paura, quando loro due diventavano di giorno in giorno più forti? E di notte in notte. Ogni notte era diversa, e ogni mattino. Insieme possedevano un miracolo”.

“Therese aveva appena visto, ora, quello che aveva soltanto intuito ossia che il mondo intero era pronto a essere loro nemico, e d’improvviso quello che lei e Carol avevano, insieme, non sembrava più amore o qualcosa di felice ma un mostro che, una di qua, una di là, le tenesse in pugno”

Patricia Highsmith, “Carol”

Citazione

“Mi sono innamorata di te al tuo ottavo compleanno, quando Francesca portò alle cascate quella grande torta e tu le chiedesti di fare una sola fetta per noi due. ‘Baguette ed io mangeremo insieme,’ dicesti. Eravamo sedute sul prato, con il piatto sistemato fra di noi, e tu aspettavi che fossi io a mangiare per prima. E ad ogni cucchiaiata mi dicevi: ‘Ti piace?’ oppure ‘E’ fatta con vero cioccolato, mia nonna l’ha fatto arrivare da Parigi’ oppure ‘L’anno prossimo possiamo farne fare una anche per te, ti va?’ oppure ‘Quanto ti piace da uno a dieci? A me dieci, a te?’ Mi sono innamorata quel giorno. Sono innamorata di te da dieci anni.”

Alessia Esse, “Segreto” (Trilogia di Lilac #2)

Citazione

“[…] Ti amo come non ho mai amato nessuno. Sono attratta da te con una forza insopprimibile, sono trascinata dalla corrente e non mi è possibile resistere. Come un ago e un magnete mi stampo sulla tua vita desiderandone ogni momento. Sei nel mio letto quando mi addormento, sei il primo pensiero al risveglio. Sei tra le voci per strada, in ogni nota che ascolto, in ogni riga che leggo, nell’acqua che bevo, nel cibo che mangio. Penso a noi che facciamo l’amore, e già ti voglio addosso. Sei un distillato di piacere. C’è un codice segreto scritto nel tuo corpo. Ce l’hai solo tu, ha a che fare con ciò che sei , con il corso della tua vita ma quel codice mi riguarda”.

Eugenia Romanelli, “è scritto nel corpo”

Citazione

” […] in un tempo lontano, le donne come te erano considerate meno di niente. Vivevano in una società patriarcale, in cui era l’uomo a scegliere, per se stesso e per gli altri. 
” Le regole decise e scritte dagli uomini hanno trasformato le donne in oggetti privi di valore. Nascere donna significava nascere madre e moglie. Non esisteva altro, non c’era alternativa. Alle ragazze come te veniva impedito di studiare, perché gli uomini avevano deciso che i libri erano inutili per loro. A cosa servivano, se tutto ciò di cui una donna doveva occuparsi erano il marito e i figli? Quali aspirazioni avrebbe mai potuto avere una donna, oltre quella di sfornare figli, stirare camicie e preparare da mangiare? Le ragazze che volevano imparare venivano considerate ribelli, non degne di marito. E perché? Perché volevano conoscere, sapere. Perché volevano elevarsi dalla condizione di oggetto in cui erano state trascinate.” 
“[…] con il sudore e con il sangue abbiamo conquistato tanti diritti. Il diritto di andare a scuola, il diritto di lavorare, il diritto di guidare, il diritto di camminare in pubblico senza dover essere accompagnate da un uomo. Il diritto di parlare liberamente, senza temere di essere ripresa, picchiata o uccisa. Il diritto di rappresentare altre donne e altri uomini a capo di piccole e grandi nazioni. Il diritto di fare ciò che reputavamo più opportuno col nostro corpo. Questo però non cancella i secoli in cui non c’è stata eguaglianza, parità. Rispetto. 
“Ogni volta che conquistavamo un diritto, gli uomini erano pronti a limitarlo, a cancellarlo, a deriderci, a ricordarci che, nonostante le conquiste, il nostro potere sarebbe sempre stato inferiore. Non eravamo altro che una piccola parte del tutto. Una parte da maltrattare, da rovinare, da dominare. 
“Gestivano le nostre vite […] senza curarsi dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni, del nostro volere. Crea vano leggi con il solo scopo di farci tacere, con il solo scopo di farci vivere come esseri umani di ultima categoria. Ci consideravano inferiori perché non avevamo la loro forza fisica; deboli invece che sensibili; pazze, se avevamo i capelli rossi. […] 
“Ogni volta che rivendicavamo la parità, il rispetto, il diritto ad avere una dignità, loro inventavano qualcos’altro per domarci come bestie, per ricordarci che erano loro i più forti. Eravamo costrette a camminare due passi dietro i nostri padri e i nostri mariti, a vergognarci del nostro corpo, a tacere le nostre idee. E quando mostravano loro che non eravamo seconde a nessuno, ci umiliavano. Venivamo punite, picchiate, violentate, torturate, ammazzate. Solo perché eravamo donne. Solo perché volevamo vivere come loro. Solo perché volevamo la libertà di essere ciò che eravamo. […] 
“[…] è stato possibile per millenni, in ogni angolo del mondo. Dai paesi più evoluti a quelli più poveri. Le uniche differenze erano nel modo in cui le donne reagivano: troppe, troppe donne credevano che gli uomini fossero nel giusto. Per troppo tempo […] molte donne hanno creduto di essere inferiori. Ma non è così, e tu lo sai bene. Siamo noi che generiamo la vita. è dal nostro ventre che che nasce l’umanità. Ma siamo state considerate come mere suppellettili. Ci ripudiavano, quando non riuscivamo a procreare. Ci uccidevano, quando non riuscivamo a procreare un maschio. ci frustavano e ci lapidavano, quando violavamo una delle loro leggi misogine. Ci scacciavano quando decidevano che non eravamo più adatte al mestiere di moglie o quando, più semplicemente, si erano stancati di noi. Sanguinavamo per loro. Mentivamo per loro. Eravamo costrette a vendere i nostri corpi perché loro ce lo ordinavano. Ci calpestavano. ci annientavano. […] 
“Nello stesso modo in cui hanno distrutto e annientato le donne, gli uomini hanno distrutto e annientato il mondo intero. A guidarli non c’era altro se non il bisogno di predominare, di imporre il proprio piglio violento, la propria falsa supremazia. E per farlo, per predominare e imporre, non si facevano alcun tipo di scrupolo. Manipolavano le menti dei deboli, manipolavano i poveri, gli ignoranti. Creavano leggi per indebolire quelle persone che rappresentavano un pericolo per il loro successo, e non parlo solo delle donne. Rubavano, uccidevano, conquistavano. Scavalcavano ogni briciola di morale, giustificando i loro atti atroci con le più nobili delle intenzioni. In realtà, pensavano solo ed esclusivamente al loro interesse. I poveri rimanevano poveri. I malati morivano, in attesa di cure. La terra si spegneva, mentre loro giocavano a fare la guerra.

Alessia Esse, Perfetto (Trilogia di Lilac #1)

Mariella Nava – La differenza

Stupenda, scovata dalla mia amora ❤

Tuona tuona con il sole
Sopra un’amicizia amore
La dolcezza che vi muove
Piano le carezze e piove
Piove lacrime e veleno
Dimmi amore dove andremo
E le giuri seno a seno
Sotto un cielo agli altri osceno
Occhi dietro a una finestra
Ma che storia disonesta
Come un’ombra sulla vita
La terra trema inorridita
Ma è una storia come tante
Un corpo uguale a un altro amante
Amarsi dentro ad un riflesso
Toccarsi nello stesso sesso

Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
Sta forse nei particolari
Ma l’anima non li ha che uguali
Come le mani che le prenderai
Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza…

Tuona tuona un tempo cupo
Ferme ai lati di un dirupo
Freddo rosso sul tuo viso
Hai paura all’improvviso
Hai paura tutti i giorni
Nelle infamie nei dintorni
E le giuri ventre a ventre
”Amore non mi importa niente..!”

Al di là di una ringhiera
Quella strada che non c’era
E’ un terreno più sconnesso
Ma la vuoi ma ti è successo
E’ una storia come tante
E già viverla è importante
E per me non è indecente
Amarvi in mezzo a tanta gente…

Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
E’ forse un corpo con le ali
Per la festa dei normali
Ma questa sera tu non le vorrai
Maledetta l’apparenza
Dov’è la differenza
Sta forse nei particolari
Ma l’anima non li ha che uguali
Come le mani che le scalderai…

Citazione

IL MODELLO DELLA DONNA VIRILE
In un clima di omertà e di esorcizzazione della diversità l’immagine funziona da catalizzatore dell’immaginario lesbico anche in epoca fascista.
I capelli scompaiono sotto il feltro, il bastone e la sigaretta sono tutti segnali di questo tipo di allusione non troppo velata a un desiderio omosessuale. La cravatta è indossata con l’abito di taglio maschile, con il completo da amazzone ma anche con la divisa da Giovane italiana. Attraverso i vestiti mostrare una sessualità diversa dalla norma è una provocazione al familismo e alle politiche fasciste in materia di procreazione e identità della donna. Al tempo stesso, però, sono proprio certe manifestazioni dell’ideologia mussoliniana a fornire alle donne un possibile riparo giustificativo ai desideri di virilizzazione e di sperimentazione del gender-bending. Sulle riviste di moda e femminili sono frequenti le foto di donne da sole o in gruppo impegnate in esercizi ginnici (e certo il gruppo aumenta il grado di promiscuità e provocazione). Nelle pubblicità e nelle immagini che accompagnano i redazionali le donne guidano l’automobile, sparano con i fucili puntati all’orizzonte, tirano di boxe, partecipano ai concorsi ippici e indossano modelli da amazzone con o senza redingote. Il mito dello sport e dell’agonismo, il fascino dell’attivismo e il culto della vita cameratesca e militarizzata, l’elaborazione continua di principi gerarchici e di inquadramento visivo in divise e simboli del potere, funzionano da grandi valvole di sfogo per il lesbismo di epoca fascista. La moda e la vita, o l’aspirazione alla vita, si influenzano a vicenda.

Federica Muzzarelli in “Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista” a cura di Mario Lupano, Alessandra Vaccari, Damiani, 2009, pag. 153

Citazione

L’amore lesbico pare consentire alla donna di sdoppiarsi e di conoscere per sé quel corpo che da secoli è cosa appropriata da altri. De Beauvoir lo chiama “il miracolo dello specchio” e cioè quella reciprocità simmetrica che permette a una donna di riflettersi e scoprirsi accarezzando il corpo di un’altra donna. In questo modo essa è al contempo soggetto e oggetto della propria contemplazione. […] nell’amore lesbico […] l’attrazione diverrebbe identificazione, la differenza uguaglianza, realizzando quel rispecchiamento che la fotografia renderà concreto e mantenibile.

Federica Muzzarelli, “Il Corpo e l’azione. Donne e fotografia tra otto e novecento” pag. 13