Digressione

Risveglio

Brillanti raggi di un sole già alto fanno breccia prepotentemente in quella stanza da letto di un appartamento al piano più alto. Una chiazza di luce sul cuscino, proprio accanto al suo viso. Ha un’espressione così dolce. Se fosse un fiore lo coglierebbe, serbandolo dolcemente, difendendolo a spada tratta, avendo premura di tenerlo lontano da chiunque possa scalfire la sua purezza. Svegliarla sarebbe un sacrilegio, ma per quanto ancora potrebbe continuare a cullarsi nella vacuità di un sogno?

Spalanca i tuoi occhi dallo sguardo cristallino su questo mondo che ci sta sempre troppo stretto. Noi due qui, insieme, siamo ciò che meno ci si aspetterebbe. Noi due, che apparteniamo a mondi diametralmente opposti ma in fondo così vicini Svegliati, dolcezza, in questo mezzogiorno estivo, alle nostre spalle una notte di follie e puro divertimento…sballarsi, cercando nell’oblio di un cocktail di alcol e danza il possibile antidoto al nostro dolore…e ritrovarsi poi sfiniti a far l’amore fino all’alba…come è accaduto? Non senti, tu, che ti manchi all’improvviso la terra sotto i piedi? Non vedi vacillare, dolcezza, i tuoi punti fermi, le tue certezze più radicate? Quanto tempo hai impiegato per riuscire ad accettare la tua natura, il tuo essere diversa, te ne sei fatta una ragione? Sveglia, tenero bocciolo, e osserva questa scena con sguardo critico, come solo tu sai fare. Ti conosco da così poco eppure mi sembra che tu sia sempre vissuta qui, con me. Saresti l’ideale per me, incarnando un desiderio mai avvertito in precedenza…di normalità? Apri gli occhi e nel tuo sguardo c’è confusione, smarrimento Mi guardi e sembri non capire, o forse non voler assimilare quello che è accaduto questa notte Depongo un tenero e casto bacio sulla tua guancia Non dici nulla, ti scosti da me avvolgendo un lenzuolo attorno al tuo corpo dalle forme poco pronunciate.

«Cecilia…»

Ti volti, stupita dal sentire il tuo nome completo in bocca a qualcuno che non sia un tuo familiare.

«Liam…non so come sia potuto accadere…mi dispiace tanto, davvero…»

Mi muovo velocemente verso la tua sponda, afferrandoti la mano, baciandone dolcemente il palmo.

«È colpa di entrambi, in fondo, no? Eravamo così fuori di senno che non avremmo potuto impedire in alcun modo che accadesse…»

Mi guardi, una domanda nei tuoi occhi azzurro cielo…

«Siedi, per favore…»

Ti appoggi al materasso, piantandomi gli occhi in faccia.

«Posso intuire per quale motivo tu ti senta in colpa ma ti prego di credermi…non ce n’è ragione».

«Liam…presumo tu sia al corrente della natura dei sentimenti di T.H….»

«Lo sono…ma sbagli nel credere che non me ne importi…Cecilia, io amo Timothy…»

Sul tuo viso un’espressione di pura incredulità.

«Liam…credo che T.H. debba saperlo…davvero vorresti privarlo di ciò che potrebbe maggiormente desiderare? Pensaci…mettiti nei suoi panni…non aneleresti la verità se fossi in lui?»

«Lo farei…»

stringo piano le tue mani nelle mie.

«Grazie…»

Sfioro le tue gote, rosate d’imbarazzo, le tue labbra rosse di baci. Incontro il tuo sguardo per un istante che mi sembra durare secoli: vi leggo il tuo affetto sincero, ma ciò che mi colpisce è la voglia che hai di fuggire lontano da me perché ho scatenato dentro mille dubbi…hai bisogno di stare sola, ora com’è ora. Posso capirti. Mi stupisce il forte slancio con cui mi abbracci stretto.

«Ehi, ehi…»

Finiresti per addormentarti nuovamente fra le mie braccia? Lo sento, il bisogno che hai di essere protetta, ed anche se vorresti prenderti del tempo per capire cosa vuoi tu veramente, cerchi, e trovi, un porto sicuro in me. Ti accolgo, senza problemi. Stretta a me, ti lasci accarezzare, questi tuoi capelli così corti, e scuri, come cioccolata…

«Come mai così corti?»

Domando, a voce bassa, per lo più a me stesso.

«Uhm?»

Chiedi.

«Dico sei così carina…»

Aggrotti le sopracciglia, quasi contrariata di fronte al mio complimento. Ripeto la mia domanda. Poi, dopo una lunga pausa…

«Quando avevo dodici anni, e poi fino a quindici, i miei capelli erano lunghi e biondi proprio come li ha T.H. ora…poi, come se volessi evidenziare maggiormente il cambiamento che era avvenuto in me, ci ho dato un taglio netto…»

Sorrido, per infonderti coraggio.

«Non preoccuparti, sei comunque bellissima…»

«Finiscila, o finirò per credere di piacerti…»

«Sai benissimo che non ce ne sarebbe modo…ma è un dato di fatto…la cosa più importante, comunque, è coltivare la bellezza interiore, non credi? Il corpo è soggetto al passare degli anni…ma l’anima, se vuoi, resta giovane e bella in eterno».

Stringi la morsa attorno al mio torace, sorridendo dolcemente. Chiudi gli occhi, la guancia contro il mio petto. Riposa, dimentica questo mondo ostile, finché sei qui con me. Perditi nell’oblio di un sonno ristoratore, sogna di vincere le tue paure ed incertezze. Esprimi il desiderio di essere più forte. Se mi fosse possibile, farei in modo che si avverasse, ma ognuno ha i suoi limiti ed io conosco i miei. Se potessi ti amerei, proverei a farti dono della tenerezza, della dolcezza e del sentimento sincero di cui sento tu abbia tanto bisogno, ora. Ma sai che il mio cuore in questo momento appartiene ad un altro e non mi è possibile donarlo ad alcuno che non sia lui. Perdonami, tenero cerbiatto, ma non sono purtroppo io il tuo destino. Afferra, come se fosse composto di materia, questo forte trasporto che ho per te, non saprei darti nulla di più Ciò che provo per te è lo stupendo riflesso di un amore platonico: spero possa farti bene, spero possa rasserenarti, spero tu accetti questo mio sincero affetto e ne faccia tesoro, come io stesso vorrei poter fotografare questo momento, come se fosse così possibile conservarne il ricordo. Cullati, nel calore della mia amicizia e, se essa avrà la capacità di lenire il tuo dolore, spero possa, di fronte alla tua raggiunta serenità, curare anche le mie di ferite. Dolce bocciolo, tutto ciò è per te…e per me.

Digressione

Lettera a Liam

Liam. Liam, Liam, Liam… non posso. Per mille motivi. Quali, mi chiederai.  Liam, tu ami T.H., sei stato tu a dirmelo. Io sono sola ma non finirò per illudermi di una storia senza futuro. Scusami, ma finiremo solo per ferirci a vicenda. Mi sei simpatico, ma sai cosa ci accomuna ed una storia tra noi non funzionerebbe mai. So che è sbagliato sentenziare ancora prima di averci provato ma il fatto che io sia “L’unica cosa reale” per te, ora, non basta per mandare all’aria  la battaglia che abbiamo combattuto entrambi per uscire alla luce del sole. Vuoi mandare tutto all’aria per un momento di debolezza?

Non farlo, te ne prego.

Cecilia

P.S.: Non preoccuparti non dirò nulla a T.H.

Digressione

Lettera a Cecil’

Sei fantastica, con quegli occhi azzurri così brillanti, quelle labbra morbide che non avrei mai pensato di poter baciare prima di quella notte. Mi sono chiesto, dal momento in cui ti sei addormentata tra le mie braccia, se avrei mai potuto amare una donna. Ma vedi, sei l’unica cosa reale per me in questo momento, e da quella notte non riesco a toglierti dalla mente. Se fantastica, così sottile e delicata da apparire quasi androgina, ma non è il tuo corpo che mi attrae. Perché vedi, dal primo momento che ti ho vista c’è qualcosa di te che mi ha colpito, un qualcosa che va ben oltre il fatto che tu sia uomo o donna . Sei speciale, lo sento.

Ti scrivo perché se ti avessi di fronte non riuscirei a credere alle parole che spontaneamente mi uscirebbero di bocca. Ciò che voglio chiederti è: vuoi provarci? vogliamo provarci?

Digressione

Dal diario di Jenny

C’è una ragazzina, che in quest’ultimo periodo non fa che darmi del filo da torcere, sembra quasi che provi piacere nel provocarmi. senza volerlo si è insinuata nei miei pensieri e nei miei sogni: sembrerà assurdo, ma più sento di odiarla e disprezzarla e più si fa spazio in me, ritagliandosi un angolino, giusto per darmi perpetuamente il tormento…preferirei che il mio subconscio non avesse mai partorito quelle immagini, perché esse ora sono come impresse a fuoco nella mia mente, così incredibilmente seducenti…non si tratta solamente di immagini: mi vedo accarezzarla e baciarla nella sua intimità, e sento i suoi gemiti forti, così realistici, tanto da rappresentare quasi una tentazione…come se volessi verificare che la sua voce abbia davvero quell’intonazione, quando lei è vinta dal piacere…è così strano provare un’emozione così forte nei confronti di qualcuno, non sai mai definirla: se odi questa persona tanto da lasciarti avvelenarti da questo sentimento negativo, perché sogni poi che essa muoia di piacere sotto le tue mani? è così sottile il confine tra repulsione e ed attrazione, tra passioni negative e positive? è normale sentirsi attratti da qualcosa che razionalmente si disprezza? è giusto nei confronti di noi stessi e della nostra dignità perderci in passioni distruttive e prive di significato?

su quale pianeta, in quale dimensione parallela una storia con questa ragazza sarebbe possibile? potremmo anche solo essere amiche?

*

è stata lei a provocarmi. lei a chiedermi di farlo. io non volevo. io non pensavo. che sarebbe stato bello, struggente, così passionale. non pensavo di potermi abbandonare così ad un bacio. solo un bacio. è stato solo un bacio…?

solo un bacio. l’ho beccata in un vicolo parallelo alla main street. ci siamo provocate, spintonate e picchiate come mai era accaduto, con una rabbia mai sperimentata prima. fino a quando, come se avessi precedentemente agito in uno stato di incoscienza, come se avessi guardato la scena dall’alto, distaccandomi dal mio corpo, sono tornata in me. ero seduta a cavalcioni sul suo addome, lei stesa a terra che mi guardava, con quei suoi occhi del colore del cielo che brillavano nella poca luce fioca irradiata da un vecchio lampione…

mi guardava. quasi riusciva ad ipnotizzarmi. tanto da convincermi a sciogliere la presa salda attorno ai suoi polsi minuti. errore. errore fatale. mi afferrò per il bavero della giacca, azzerando le distanze tra i nostri corpi, stanchi per la lotta, tanto che quasi ebbi voglia di poggiare la guancia tra i suoi piccoli seni ed appisolarmi così, in quella strana posizione, le mie cosce ancora strette attorno ai suoi fianchi. non lo feci. lei, senza emettere alcun suono, mi chiese di baciarla, potei leggerle le parole sulle labbra…spalancai gli occhi esterrefatta. come le saltava in mente una cosa simile? ci eravamo offese e picchiate fino ad una manciata di minuti prima e improvvisamente mi chiedeva di baciarla?!? mi strappai alle sue dita artigliate al collo della mia giacca, scavalcandola e rimettendomi in piedi. “addio”. mi voltai e raggiunsi l’intersezione, maggiormente illuminata, con un altro vicolo perpendicolare. mi seguì. “perché scappi? hai paura di potere desiderare anche tu di baciarmi?”

“ma farmi il favore! tu credi che io non abbia capito che questa è solamente l’ennesima strategia per dimostrare chi è la vincente tra noi due? Non pensare che ci caschi, sai…non riuscirai a fregarmi!”

“perché ti agiti così tanto Jennifer Hearts?”

“Io agitarmi? tu sei completamente folle Cecilia Damasco!” Piano mi aveva sospinta contro la parete in rovina di una vecchia casa. mi ritrovai con le spalle al muro, con la brutta sensazione che non si sarebbe conclusa a mio favore, la faccenda.

“no”, rispose semplicemente lei.

“no?” le chiesi con la voce stridula di chi è preda al panico, il cuore che martellava in moda preoccupante nel mio petto…

“no”, si ripeté lei, “perché hai paura Jennifer Hearts?” mi chiese, a bruciapelo.

“di cosa dovrei avere paura? di te, ragazzina?”

“non di me, di te, di ciò che potresti fare da un momento all’altro, senza pensare, ascoltando solamente il tuo istinto”.

“io ascolto sempre il mio istinto”.

“non in questo momento”.

“con che arroganza…” ma non mi lasciò finire. aveva infilato le sue dita sottili, le sue mani piccole e delicate, così poco adatte a fare del male, tra i miei capelli cespugliosi, da sempre indomabili, per fermarli sulla mia nuca, avvicinando pericolosamente le sue labbra alle mie, tanto che pochi centimetri ora ci separavano. sentivo aderire la sua figura sottile e sinuosa alla mia più robusta, il suo petto acerbo contro i miei seni floridi. insinuò facilmente una gamba tra le mie, che tremavano visibilmente, facendomi quasi perdere l’equilibrio…mi ritrovai così incastrata tra lei e il muro, con il suo corpo di cui riuscivo a sentire ogni curva contro di me. non si mosse. mi guardava. ancora…

“cosa aspetti Jennifer Hearts, un permesso scritto?”

“cosa?”

“cosa aspetti a baciarmi?”

“io non voglio baciarti”, risposi. ma il mio corpo mandava segnali diametralmente opposti…

“non vuoi baciarmi?” è per questo che stai tremando? è perché non vuoi baciarmi che non mi hai ancora spinta via?”

“io…” farfugliai. scossi la testa. artigliando maggiormente le dita sulla mia nuca mi costrinse nuovamente al contatto visivo. così strinsi le palpebre. non volevo guardare quegli occhi e deglutire a vuoto, tremare nel sentire la sua pelle così vicina alla mia. non volevo. non volevo…

“apri gli occhi Jenny”.

“no…no, no, no…” mi sentivo in trappola, senza possibili d’uscita. strinsi ancora di più le palpebre.

“da cosa stai scappando Jenny?”

“io non sto scappando!” Urlai quasi.

“certo che si…e la cosa incredibile è che stai scappando non da me ma da te stessa”.

“ma chi sei tu? come fai a dirlo?” spalancai gli occhi improvvisamente. doveva essere un incubo. non c’erano altre spiegazioni. quella ragazzina arrogante si rivolgeva a me come se fosse la mia coscienza.

“te lo leggo negli occhi Jenny”.

“cosa?” chiesi, nonostante già la risposta.

“devo ripetertelo ancora una volta?”

annuii.

“hai paura di uscire allo scoperto, di permettere alla vera te stessa di mostrarsi alla luce del sole…hai paura di non essere abbastanza forte quando tutti ti considereranno una reietta”.

“perché dovrebbero?” ed ora più che mai temevo la sua risposta.

“perché anche solo con un bacio…” i suoi occhi brillarono nell’oscurità. le rivolsi uno sguardo interrogativo.

“voglio che tu sia felice”. non potevo credere alle mie orecchie. non poteva essere seria. era semplicemente assurdo. “e vorrei che tu lo fossi con me”, aggiunse. due lacrime scivolarono sulle sue guance leggermente rosate. le mie braccia, fino ad allora abbandonate lungo i fianchi si mossero, come dotate di proprie capacità decisionali. le mie mani, le mie dita sfiorarono sfiorarono piano la sua vita e impacciate risalirono lungo la sua spina dorsale. lei rabbrividì. la abbracciai piano. mi guardava, aspettando che io facessi il primo passo. ma ne avevo il coraggio? no, mi risposi. la felicità non è per le sventurate come me. la verità è che da sempre sono una reietta, un’emarginata. nulla mi era mai stato offerto su un piatto d’argento come lei in quel momento. lei voleva rendermi felice. me.

improvvisamente mi tornò alla mente un sogno fatto circa una settimana prima. le mie labbra. la sua intimità. la mia lingua. i suoi gemiti. scossi forte la testa nonostante lei facesse ancora pressione con le dita sulla mia nuca. ripensai al desiderio provato pochi minuti prima di dormirle addosso, con la guancia appoggiata tra i suoi seni. mi sentivo così strana. come lacerata. non volevo, coscientemente che tra me e lei ci fosse alcun contatto ambiguo eppure il mio istinto affermava il contrario. desideravo quel contatto e le sensazioni che ne sarebbero scaturite.

“no cosa?” mi chiese mentre continuavo a scuotere la testa. artigliò maggiormente le dita sulla mia nuca costringendomi a fermarmi. attendeva una risposta. i suoi occhi erano lucidi di pianto, brillanti come gemme.

“non voglio”. avrei voluto potesse vedere la guerra che stavo combattendo dentro di me.

“non vuoi essere felice?”

“no, non voglio, e non posso”.

“non puoi?” la sua voce toccò una nota stridula.

“no”.

“cosa te lo impedisce?”

“io…me”

“te?”

“tutto questo è sbagliato”.

“non c’è nulla, di sbagliato…cosa ci vedi di sbagliato nel volerti rendere felice?” stava sfiorando l’isterismo mentre io stranamente mi sentivo distaccata, rispetto a poco prima.

“tutto Cecilia: siamo due ragazze…”

“di questo hai paura?”

“non ho paura”.

“si invece…tu hai paura della gente…tu ti impedisci di essere felice perché hai paura della gente!” si scostò da me puntandomi contro l’indice, accusatoria. era trionfante. mi aveva smascherata. o almeno era ciò che pensava lei.

“cosa vuoi che importi ad una reietta come me della gente? mi hanno sempre scansata, considerandomi inferiore a loro…eppure ho sempre tirato avanti per la mia strada!” sbottai.

“appunto, che problema hai allora?” si avvicinò di nuovo prendendomi il viso tra le mani.

“siamo due ragazze, è sbagliato…” ripetei meccanicamente, ma le parole mi morirono in gola. annegavo nel mare dei suoi occhi. sembrava sincera. possibile che mi avesse dato il tormento per giorni…perché voleva rendermi felice? deglutii a vuoto.

“tu credi nell’amore, Jenny?” mi chiese a bruciapelo.

“non ne ho mai avuto l’occasione”. abbassai lo sguardo, distogliendolo dai suoi occhi azzurrissimi.

“non ti ho chiesto se hai mai amato ma se credi nell’amore, è diverso”.

“come posso darti una risposta se non ho mai avuto esperienze?”

“mai?”

“mai”.

“ma sogni di incontrare chi sappi apprezzarti, che ti ami per quello che sei, che ti accetti nella tua imperfezione, che riempia il tuo cuore di bellezza…?”

“ho sognato di fermarmi, di trovare un porto sicuro, di essere protetta dopo anni trascorsi a proteggere me stessa…” dissi, in un soffio di voce, quasi senza rendermene conto. Mi sfiorò piano le guance ed io la guardai di nuovo, con un qualcosa che pian piano si faceva spazio dentro di m, rischiarando il mio cuore. mi stavo aprendo con lei. era ciò che chiamavano fiducia?

“potrei essere io il tuo porto sicuro?” mi chiese in un soffio, una luce di speranza che che brillava nel cielo dei suoi occhi.

“non credo che potrebbe funzionare”. mi liberai dalle sue mani artigliate sul mio viso, scuotendo nuovamente la testa e afferrandola per le spalle per spingerla lontano da me. mi allontanai, probabilmente lasciandola spiazzata, se fino a pochi attimi prima aveva potuto nutrire delle speranze nei miei confronti.

“Jenny…” mi seguì. mi girai di scatto. “cosa vuoi ancora?” le chiesi freddamente.

“come…”

non la lasciai finire: “e poi cos’è tutta questa confidenza? chi te l’ha data?” mi parve confusa. sperai che maltrattandola sarei finalmente riuscita a scrollarmela di dosso. volevo correre via, il più lontano possibile da lei che rappresentava l’oggetto dei miei inconfessabili desideri. o forse chissà, lei aveva ragione, volevo sfuggire alla mia vera essenza…

“mi hai detto che hai sempre desiderato un porto sicuro…” mormorò lei, appena udibile, fissando lo sguardo a terra mortificata.

“non è detto che debba essere per forza tu!” esclamai di rimando.

“perché no?” urlò, e due lacrime scivolarono sulle sue guance rosse. perché no? quali reali ragioni avevo per rifiutare la sua offerta? avevo di fronte una ragazza disposta a fare qualsiasi cos , persino lasciarsi mortificare, pur di raggiungere il suo scopo. scopo nobilissimo, in fin dei conti.

“chi ti dice che io voglia stare con una ragazza?”

“è così essenziale per te che la persona che ti ama sia un uomo o una donna?” ammutolii e mi fermai a pensare. era così essenziale per me? la mia unica preoccupazione, in fondo era sempre stata sopravvivere. mai, negli ultimi diciotto anni mi ero fermata a pensare all’amore. mai nella mia pur breve vita mi ero posta delle domande su cosa potesse piacermi. dopotutto ero sempre stata considerata una reietta senza futuro. e invece sono ancora qui, viva e vegeta e ci ho fatto così tanto il callo alle critiche della gente che ora neanche più le sento. allora cosa mi importava dannazione?

“non per me”. risposi. no, non era affatto essenziale. perché ora che c’era finalmente qualcuno che voleva me, che voleva rendermi felice, perché farmi tutti questi scrupoli?

“cosa?” batté le palpebre due o tre volte, cacciando via le lacrime, forse chiedendosi se avesse immaginato le mie parole.

“non mi importa”. mi avvicinai piano a lei, asciugandole le lacrime con le dita. con le labbra ne raccolsi altre piccole e salate sulle sue guance di pesca che accarezzai con una dolcezza  fino ad allora sconosciuta. La baciai. fu adrenalina allo stato puro. lentamente approfondii il bacio, le mordicchiai le labbra, assaggiando la sua lingua con la lingua. la baciai e tutto intorno fu sfocato, una moltitudine di luci colorate che danzavano dietro le mie palpebre chiuse. la baciai esprimendo un desiderio: mai l’avrei lasciata andar via da me. mai.

Digressione

Lettera a Liam

Ciao Liam, come stai? Non mi aspetto che tu mi risponda, come hai evitato di fare in tutto quest’anno passato dalla tua partenza. Non capisco il perché di questo tuo comportamento, se sia stata una tua scelta o meno, comunque non mi importa. Sto tentando per l’ennesima volta di contattarti, per poter raccontare al mio migliore amico quale immensa felicità stia vivendo in questo periodo della mia vita. Spero con tutto il cuore che ciò che sto per dirti non ti disgusti.

Ecco, circa un anno fa ho capito di essere gay. Spero di conoscerti abbastanza da poter credere che continuerai a leggere. Perché ho tanto da dire, da spiegarti, da credere che questa mia non sia sufficiente.

Inizialmente sentivo un forte sentimento di amore, di donare amore ed essere amato a mia volta, eppure non provavo alcun tipo di attrazione nei confronti delle ragazze. Poi in un periodo di black out totale ho incontrato una ragazza che sarebbe diventata una mia carissima ed affezionata amica, la quale vive tutti i giorni la mia stessa vita, la mia stessa battaglia.

Non so fino a che punto tu riesca a capirmi, ma vedi ciò di cui voglio principalmente metterti a conoscenza è di aver finalmente trovato l’amore che tanto desideravo in un ragazzo che mi da tanto chiedendomi solamente di amarlo a mia volta. Penso che ciò sia di una meraviglia incomparabile e non vorrei perdere lui e tutto ciò che stiamo costruendo insieme mai e poi mai.

Come ho già detto, Liam, non spero più in una tua risposta, o forse sì, non so. Fatto sta che sento la mancanza del mio migliore amico, di colui che mi è stato così vicino per un anno intero e che poi è sparito, allontanandosi da me, evitando di dare sue notizie per tanto altro tempo.

Liam sappi che mi intristisce molto il constatare che i miei sentimenti di amicizia  sono a senso unico. Io ho avuto piena fiducia in te fin da quando ti ho conosciuto, sei stato il primo con cui mi sono aperto, a cui ho fatto confidenze e con il quale ho condiviso interessi.

Dove sei Liam? Perché sei sparito? Mi sarei accontentato anche di uno squillo ogni tanto. Almeno trova un modo per farmi capire che non hai lasciato questa terra. Mi manchi, amico mio.

Tuo Timothy

Digressione

Lettera a Cecil’

“Ricordati di me, questa sera che non hai da fare, e tutta la città è allagata da questo temporale…”

Venditti – “Ricordati di me”

Non so spiegarmi per quale motivo tu abbia deciso da un giorno all’altro che tra noi fosse finita. Se penso a tutti i momenti passati con te non ne trovo uno soltanto in cui io non sia stata felice di averti accanto. è stato forse perché non ti ho mai detto di amarti? Forse tu sai meglio di me perché non l’ho fatto. Conosci la mia storia e sai benissimo quanto sia difficile per me aprire il cuore alle emozioni. Prima di te non avevo conosciuto altro che dolore. Poi sei arrivata tu, portando una ventata di gioia e speranza nella mia vita altrimenti affidata al caso.

“Mi ricordo la notte che mi hai detto addio, sopra quell’auto che nel buio ti portava via…”

Paolo Meneguzzi – “Ieri non ritorna più”

Vivido è il ricordo di quella notte, una notte come questa, una notte di pioggia, che pare quasi che il cielo partecipi al mio dolore. Quasi piange al posto mio, io che non mai tirato fuori una lacrima, io che non ho mai pianto perché la ritenevo una cosa da deboli.

Cosa fai amore mio? è triste e patetico che solo su questa lettera come mai prima d’ora io ti chiami amore. Dicono che si divenga coscienti di quanto si tenga ad una persona solamente quando essa non c’è più, non è più parte della nostra vita. è vero, terribilmente vero.

Cecil’, questa lettera è per dirti che solo ora che ti ho persa ho capito di amarti. Quest’accozzaglia confusa di parole è per dirti che sono cosciente di aver sbagliato tutto con te. Ho tentato di mettere in chiaro le mie ragioni. Spero che cercherai almeno di capirmi.

Amore, non spero in un tuo ritorno: se sei andata via evidentemente non ti meritavo, non amandoti come invece tu meritavi. Eppure mi hai infine insegnato ad amare: se oggi sono una nuova Jenny lo devo solo a te, che sei riuscita a penetrare nel mio cuore. Con te sono stata davvero felice, forse te l’ho già detto ma vedi, nonostante voglia ora gridarti tutto il mio amore, ora che è troppo tardi io spero che tu sia felice, come lo sono stata con te. Non sono una persona cattiva, non lo sono mai stata, se mai tu abbia pensato che fossi mossa dalla cattiveria.

Nonostante ora sia inutile, ti amo.

Spero che tu sia felice, davvero.

Jenny

Digressione

Dal diario di T.H.

Poco più di tre mesi sono trascorsi dalla sua partenza eppure, nel susseguirsi di notti bianche e grigie giornate, ciò che sogno sempre più sono i suoi occhi verde mare. è tutto ciò che ricordo del suo viso, dei suoi lineamenti, perché sembra che più ci provi e maggiormente qualsiasi immagine di lui che avrei gelosamente conservato viene cancellato come da un colpo di spugna.

Mi manca, forse sembrerà banale, ma è ciò che sento. Mi manca come l’aria che respiro e non è solamente uno stupido luogo comune, poiché nell’ansia di una sua chiamata che mi culla e mi attanaglia dal giorno della sua partenza, sento una morsa al petto, lo stomaco contratto, accartocciato, ed il cervello sintonizzato solo ed unicamente sulla sua frequenza. Non so come uscirne, Liam sta diventando la mia ossessione che, ora, nella sua mancanza, mi farebbe commettere una follia. Sarei capace di fare i bagagli e partire, senza avere la certezza di trovarlo perché in fondo potrebbe essere ovunque.

Digressione

Lettera a Philip

“Il tuo nome è una vecchia ferita che scava profonda, e la sabbia ha coperto il passaggio di fiamme e furori…tutto sembra pulito e quieto a vederlo da fuori, tutto sembra finito…”
“Il nodo” – Raf

Philip, non ho appellativi per te, perché in fondo non ti ho mai chiamato se non per nome, il nome di quello che era stato fin dall’infanzia il mio migliore amico. Se mai ti ho chiamato amore, nei momenti in cui eravamo solo io e te, è stato per l’immenso trasporto che provavo nei tuoi confronti, per il mio amore profondo che tu pure ricambiavi anche se unicamente nel solo modo che ritenevi possibile, donandoti a me, e non anima e corpo, questo non è mai accaduto. DI te ho avuto solo e solamente il tuo corpo, nelle nostre notti clandestine, quando maggiormente avrei desiderato che mi amassi col cuore. Mi sarebbe bastato, nonostante certi impulsi premessero per essere soddisfatti.

Philip, non so precisamente perché abbia deciso di scriverti ora, dopo quasi dieci anni, ma nell’ultimo anno qualcosa è cambiato, qualcosa che ha ricondotto il mio pensiero a te. Sono innamorato, e per un qualche incomprensibile motivo ho deciso di scriverlo proprio a te, tu che del mio cuore non sapevi cosa fartene, tu che non concepivi che un uomo potesse provare amore per un altro uomo. Eppure stavi con me, mi stringevi tanto da farmi male. Ti concedevi a me, forse a causa della paura che avevi di perdermi, quando ciò che avrei maggiormente desiderato…

Liam si rese improvvisamente conto di star quasi per venire contro ad una promessa fatta anni prima. Non doveva contattare Phil. Mai. Se voleva parlare con lui avrebbe dovuto affidarsi al caso. Chiuse il programma di posta elettronica alzandosi dalla scrivania come se si fosse trovato di fronte ad un ordigno in procinto di esplodere. SI guardò intorno. Quella stanza d’albergo, seppur confortevole, lo soffocava. Doveva uscire. Prese la giacca e lasciò la stanza.