Seguendo le orme del destino

Il mio destino. Sei tu. L’ho sentito quella sera, la sera in cui la pienezza e totalità del mio amore per te mi è apparsa nella sua più pura semplicità. Le tue parole erano stentate, appena sussurrate, gli occhi chiusi, la tua mano a malapena stringeva la mia. Temevo di perderti, perderti davvero e volevo chiamare aiuto. Ma me l’hai impedito, perché sapevi che non mi avrebbero permesso di restarti accanto, perché non sono nessuno per te in questo Paese. La consapevolezza di questa realtà mi ha fatta desistere, mi ha impedito di agire stupidamente. Sono rimasta con te per attimi interminabili, la mia mano sulla tua fronte, la tua mano sulla mia. è stato in quei momenti che ho capito. Cos’è l’amore. Il destino mi ha teso la mano, l’ho afferrata, ed esso l’ha unita alla tua e mi ha sussurrato: “è lei”. è lei ciò che hai sempre cercato, l’amore che desideravi, la donna che aspettavi. Ora abbine cura.

La totale meraviglia nello scoprire che nel mondo c’è ancora tanta bellezza da scoprire, da accogliere nella propria vita, da assaporare. Questo fa l’amore.

Chains

Sento il bisogno di piangere, ferire, pugnalare, fare male. Di nuovo e come sempre un sentimento positivo si sta semplicemente trasformando in negativo e non perché abbia subito un torto reale ma perché mi sento ingiustamente ignorata. Ma in fondo la colpa è mia e non posso far altro che biasimare me stessa perché non le ho fatto neanche lontanamente capire che mi piace.

L’unica cosa che posso fare per cambiare la situazione è dirglielo, come feci a 12 anni con quel ragazzino biondo e cicciottello che mi aveva rapito il cuore. Devo spezzare la catena della paura, una volta per tutte.

Confession

‎”Vi sono momenti in cui uno si trova nella necessità di scegliere fra il vivere la propria vita piena, intera completa, o trascinare una falsa, vergognosa, degradante esistenza quale il mondo, nella sua grande ipocrisia, gli domanda”.
Oscar Wilde, “Aforismi”

Fino ad un anno fa ero abituata a provare sentimenti impossibili per donne troppo distanti e inarrivabili: era il mio modo per tenere a distanza la possibilità che quello che da sempre provavo potesse tramutarsi in realtà. Per quattro anni ho fatto la brava bambina, sono stata con un ragazzo, ma esattamente un anno fa sono arrivata ad un punto di non ritorno per cui ero costretta a scegliere tra ciò che gli altri si aspettavano da me e ciò che mi avrebbe fatto star bene e in pace con me stessa. Così ho detto basta.

è passato un anno, ho stretto bellissime amicizie e mi sono detta che l’importante per il momento era star bene e terminare il mio percorso di accettazione. Quasi senza accorgermene in questi anni ho tramutato anche il sentimento più positivo in odio, apparentemente odio verso la persona perché non mi avrebbe mai ricambiata, ma in realtà odio verso di essa per quello che era capace di suscitarmi. Ho odiato troppo, e troppo odio ti inaridisce dentro, ti rende incapace di provare qualcosa di puro e disinteressato come ciò che provavo quando ero più piccola.

è passato un anno e senza neanche accorgermene mi si affacciato dentro uno spiraglio di luce e tutta la rabbia, o almeno buona parte di essa, che mi ero tenuta dentro, è stata spazzata via. Non esagero se vi dico che da circa un mese a questa parte il mio cuore letteralmente scoppia di tenerezza, penso sia proprio la parola giusta. Il desiderio di dolcezza, calore e affetto spazzano via quello meramente carnale che mi costringevo a provare per la paura di farmi nuovamente spezzare il cuore come sei anni fa. Tuttavia la paura non è andata via, si è fatta più sottile, ha assunto nuove forme, ricalcando allo stesso tempo vecchie abitudini. Ed ora come allora ho paura che i miei sogni più dolci e più segreti possano tramutarsi in realtà, ho paura di non essere abbastanza, di essere troppo piccola, stupida o infantile per poter anche solo lontanamente suscitare il suo interesse. Così tentenno, evito contatti superflui, accampo scuse a cui non crede nessuno o mi infliggo colpe per cose che non mi comprendono neanche lontanamente. E mando a quel paese anche la più piccola possibilità di “successo”. Perché va bene così. Perché non mi reputo abbastanza degna, perché sento di non meritarmela quella felicità che tanto desidero. Perché anche questa volta mi passerà come mi è passata altre volte, basta solo avere pazienza, stringere i denti e dimenticare. Dimenticare e andare avanti.

Delirium

dal “New Oxford American Dictionary”:

delirium |diˈli(ə)rēəm|nounan acutely disturbed state of mind that occurs in fever,intoxication, and other disorders and is characterized by restlessness, illusions, and incoherence of thought and speech.• wild excitement or ecstasy.ORIGIN mid 16th cent.: from Latin, from delirare‘deviate, be deranged’ (literally ‘deviate from the furrow’ ), from de- ‘away’ + lira ‘ridge between furrows.’

Rileggere “Scusate se ho quindici anni” e prepararsi a un altro rifiuto. Fissarsi con persone troppo grandi e troppo distanti (psicologicamente, culturalmente e geograficamente). Andare irrimediabilmente in fissa dopo solo un pride e un aperitivo. Avere finalmente qualcosa di nuovo da raccontare ai tuoi amici. Fantasticare troppo, davvero troppo.

Molto spesso, quando scrivo, subisco l’influenza di libri appena letti. Quindi scusatemi se oggi scrivo come Zoe Trope.

Tra le altre cose sto anche passando più tempo del solito su fb, invece di preparare uno di quegli esami che hai prima rimandato per due anni e poi deciso di preparare in 10 giorni.

Decido che se mi impegnerò di più mi noterà. Se organizzerò più occasioni di incontro ovviamente avrò più probabilità di stare con lei. Se farò più attivismo, se mi metterò in prima linea, forse mi considererà diversamente dalla ventitreenne che dimostra sempre meno della sua età che poi sono. Se solo smettessi di passare le giornate su fb, di condividere stupidaggini, potrebbe anche cominciare a considerarmi.

Ma forse tutto questo è sbagliato. L’ho già commesso una volta l’errore di voler crescere troppo in fretta, e l’improvvisa libertà di questi ultimi mesi mi sta definitivamente dando alla testa.

Sarà anche il caldo…bah. In questo caso “Scusate se ho ventitre anni” e secondo certi parametri sono ancora troppo giovane. Scusate se le mie coetanee mi sembrano sempre così insignificanti e letteralmente fatte con lo stampino (cit.).

Alla prossima.

P.S.: Come se tutto ciò non bastasse ho i libri dell’esame pieni di sabbia e una brutta scottatura sulla schiena -.- .

The Graveyard’s girl

Bond, “Born” – Quixote

Era una mattina di sole al volgere del secolo. Eravamo in un cimitero per la commemorazione dei caduti di guerra, in fila, tra le lapidi, ascoltavano, senza capire, in realtà, infiniti discorsi di adulti su argomenti troppo distanti dalla nostra innocenza di undicenni. Eri la nuova arrivata. Nel tuo paese c’era stata una guerra, eri dovuta fuggire. Avevi un fratello gemello. Ti vedevo fragile, sola, bisognosa di protezione.
Eri nuova, eri sola, ed anch’io lo ero. Continua a leggere

Protezione

Parlare in prima persona di esperienze vissute, a tu per tu con il lettore, non è tipico di me, come avrete ben capito. Molto spesso tendo a romanzare ciò che mi accade e ancor più scrivo di eventi mai accaduti, di sviluppi inaspettati. Ma oggi vorrei raccontarvi dell’inaspettato senso di familiarità e protezione che provo nel frequentare la comunità gay locale, anche se ciò accade da appena qualche mese. Continua a leggere

Tiziano e Sarah – Coming Out, drammi e paura nel mondo di oggi

Il coming out di Tiziano Ferro ha fatto il giro del mondo ed in questi giorni si contende la scena con un fatto tanto drammatico quanto questo coming out tanto atteso ci fa sorridere. Sarah è morta due volte, scrivono quegli invasati di Pontifex, sì, Sarah è morta due volte, ma non per i motivi che tirano in ballo loro, perché non era battezzata o perché a parer loro il funerale è stato sciatto, no, Sara è morta due volte la prima volta per mano del suo aguzzino, la seconda sbranata e spolpata dai media, che non hanno ancora finito di cibarsi dei suoi resti. Continua a leggere