Annie (dodici anni)

Dodici anni. Non sembra vero ma è così. Lo stesso posto, gli stessi gesti, la stessa scena, la stessa data (giorno più, giorno meno). L’avrai sentita anche tu quella forte sensazione di déjà vu? Come se la storia si ripetesse? Gli abbracci erano gli stessi o erano diversi? Quanto sei diversa. Quanto sono diversa. Quando ho capito che ci fosse la seria possibilità che ti trasferissi lontano ho fatto in modo di poterti contattare e vedere. Non ho più paura. È stupido aver paura o vergogna di queste cose. L’importante è l’affetto e la stima che si hanno per una persona, tutto il resto finisce in secondo piano. Quanto è bello scoprire di riuscire a parlare tranquillamente con te da persona adulta. Anche tu ti apri un po’, perché capisci che non sono più la ragazzina che si era presa una cotta per te. Mi dici di andare lontano, ed è quello che voglio fare. Non voglio rimanere incastrata qui. Ti ho già ascoltata quando mi hai consigliato di intraprendere questo nuovo percorso. Grazie Annie, e grazie alla me stessa che ha ascoltato il tuo consiglio. Grazie Annie per essere stata nella mia vita. Grazie per avermi indirettamente mostrato chi sono veramente. Grazie Annie.

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Thank you, for our wonderful life together

Stasera non riesco a chiudere occhio. La nostra vita insieme mi scorre davanti agli occhi come in un film, ed è un film di cui non conosciamo ancora la trama. Ci vedo insieme che costruiamo qualcosa di bello insieme, qualcosa di cui andare fiere. Ci vedo accogliere ed educare una bambina sfortunata, insegnarle i nostri mestieri e ad amare e rispettare la nostra terra. Ci vedo alla fine di una lunga giornata, tu che mi abbracci alle spalle mentre finisco di rassettare ed io che ti sussurro “Grazie. Grazie per questa vita meravigliosa. E per la consapevolezza dell’unicità e della preziosità di ogni attimo. Se potessi vivere per sempre, sceglierei ogni attimo te, e questa nostra vita insieme”.

Dolce notte mia gioia…

Video

Biagio Antonacci – Danza sul mio petto

 

…Mi gira la testa e continuo a ripensare a stamattina ed è stato semplicemente stupendo…e ho la testa e il cuore pieni di te e al contempo mi sento così leggera e in pace con il mondo…mi sono emozionata tantissimo…e stavo quasi per piangere…Di gioia, di tenerezza, di profondo rispetto, di commozione per tanta bellezza e delicatezza…Ho il tuo odore addosso…

Ho pensato a come eri bella ieri, a come sarai bella oggi, a quanto mi piaccia guardarti negli occhi e non staccarli più, a quello che i tuoi occhi mi comunicano, e mi sento una pace dentro crescere e riempirmi il cuore. Io non lo so che mi fai, ma quando ti scrivo, quando formulo queste parole per te, mi sento così leggera, così piacevolmente svuotata, e pronta a riempire ogni nuovo spazio di te, del tuo sguardo cangiante, della tua voce da cui traspare tutta la tua dolcezza, dei tuoi baci che mi saziano e che allo stesso tempo aumentano il mio desiderio di te…ti desidero e non me ne faccio una colpa. Ti desidero tanto e questo è il mio buongiorno mia dolcezza, mio tesoro, mia pace, mia gioia, mia speranza…

Sogno te. Di abbracciarti, di stringerti. Ci immagino sedute su un letto, tu accoccolata tra le mie braccia, noi due avvolte in una coperta. Ti passo le dita tra i capelli, ti accarezzo il viso e hai negli occhi lo stesso sguardo che avevi poco fa, dopo aver fatto l’amore insieme, gli occhi che brillano, un sorriso timido sulle labbra. Mi piaci mia preziosa creatura…buonanotte…<3

Making Love

Mi sono detta che non era il momento. Eppure la settimana scorsa la delusione mi ha colpita e affondata. Stavo per farcela. Stavo per aprirmi un varco per noi due. E invece sono ancora qui. Senza un lavoro. Con una speranza sempre più flebile di poter un giorno essere indipendente e poter costruire la mia vita con te. Voglio andar via. Voglio portarti via. Voglio avere un posto in cui tornare ogni sera ed essere amata e accettata totalmente. Voglio te. Il nostro letto. Il risveglio. Fare colazione insieme. Non sai quanto odi fare colazione senza di te. Lontana da te. Vorrei essere io a svegliarti al mattino col profumo del caffè già pronto, prepararti i pancake e poi uscire insieme per andare a lavoro. Vorrei avercelo un lavoro. Non è giusto che non abbia la possibilità di studiare e allo stesso tempo mi si disdegni e mi si neghi la possibilità di fare anche la cosa più umile perché non ho esperienza. Odio questo limbo. Odio essere senza soldi. Odio non poterti offrire neanche un caffè. Odio il nostro presente ed allo stesso tempo lo amo teneramente. Perché ci fa capire che i beni materiali sono effimeri e ciò che davvero conta è ciò che proviamo l’una per l’altra. Anche se così come stiamo ora non si va da nessuna parte. Anche se a volte le difficoltà ci soffocano e non sappiamo con chi prendercela. Odio il dover ritagliare degli attimi d’intimità nel parcheggio coperto di un centro commerciale. Di non poter sentire la tua pelle contro la mia. Di dover fare tutto in fretta. Di dover aspettare così tanto tempo da rischiare quasi di dimenticare come è bello amarti. Rischiare di dimenticare di essere amanti e viversi solamente come amiche. Rischiavo di iniziare a rivolgere la mia attenzione altrove perché non potevo averti totalmente. E mi confondeva, e mi faceva sentire in colpa.

A volte desiderarti diventa una colpa. E il non poterti avere come vorrei lo percepisco quasi come una sorta di divieto. Non deve essere così. La troppa coscienziosità e l’accumularsi nello stesso lasso di tempo di una quantità eccessiva di problemi e negatività, ci ha quasi portate ad un punto di non ritorno. Ho quasi dimenticato come fosse fare l’amore con te. Ho quasi dimenticato il calore della tua pelle, il sapore delle tue labbra, la dolcezza del tuo abbraccio. Avevo un bisogno così disperato di toccarti. Di sentire il tuo odore. Di ascoltare i tuoi gemiti. Mi sei mancata così tanto, anche se eri lì, accanto a me, sempre con me. Eppure c’era qualcosa che mancava. Ma l’abbiamo ritrovato. Ti amo.

I peccati della carne non sono nulla. […] Solo i peccati dell’anima sono vergognosi.

Oscar Wilde, “De Profundis”

True Life

Sono trascorse già due settimane dalla nostra prima notte insieme dopo mesi. Quanto l’abbiamo attesa, desiderata, e quasi rovinata per un capriccio. Avremmo avuto la possibilità di averne due di notti, sì proprio due, e per poco non rovinavo tutto. Perché a volte non riesco a capire, per quanto mi sforzi, gli obblighi, o presunti tali, che ancora ti legano a persone che non provano il minimo riconoscimento nei tuoi confronti, persone che si permettono di aprir bocca sulla tua vita privata, di fare minacce, di accampare pretese. Pretese. Sono quelle che temevo di aver accampato nei tuoi confronti quel giovedì sera quando la disperazione si è impadronita di noi e il peso del non poter stare sempre insieme come vorremmo si è fatto opprimente. Piangevamo, e stavamo rischiando di rovinare tutto. Perché molto spesso c’è sempre qualcosa o qualcuno che rovina tutto. E probabilmente proprio in questo consiste la disillusione che ci è stata prevista in una lettura dei tarocchi: la disillusione nei confronti della convinzione idilliaca che possa andare tutto da favola, che non ci siano intoppi e quant’altro. Ma gli intoppi ci sono. Eppure due venerdì fa sei arrivata da me, sei scesa dall’autobus, ci siamo chiuse in casa, e per qualche ora, dopo quasi cinque mesi, abbiamo dimenticato tutto e tutti. Spenti i cellulari, soprattutto i tuoi, che molto spesso sono mezzo di malumori. Chiuse le porte, tolti i vestiti. Ci siamo amate nell’intimità della mia stanza, tra il mio incorreggibile disordine, sul mio letto, in cui dormo ogni notte ricordando com’era dormire stretta a te, in questo letto troppo piccolo per due ma abbastanza grande per accoglierci entrambe, se ci teniamo strette strette. Ogni notte mi addormento pensando a com’era svegliarsi ogni tanto, e sentire il tuo respiro regolare e chiedersi perché mai io non riuscissi a dormire. Ma non dormi quando hai la tua donna a fianco dopo mesi. Così la mattina dopo ci siamo alzate troppo presto, ti ho preparato la colazione e poi abbiamo guardato un film. Ci siamo ritagliate un piccolo pezzo di paradiso, di semplice vita quotidiana, e dopo che sei andata via, dopo che ti ho lasciata andar via a malincuore, mi hai detto che per tutto il tempo avevi pensato, avevi valutato che ciò che realmente desideri è quello che potremmo costruire insieme, un giorno. E che quella che stai vivendo non è vera vita. E io aggiungo: hai regalato loro i tuoi anni migliori, ti sei fatta in quattro per farli sopravvivere ed ora che hai riacquistato un po’ di orgoglio e di dignità non sanno far altro che metterti i bastoni fra le ruote perché non possono più usarti e tenerti in scacco come prima. Perché hai rialzato la testa e questo a loro fa paura. E ciò non sai quanto mi renda orgogliosa. E quanto accresca il mio amore per te. Perché sei il mio successo, la mia vittoria, il mio orgoglio. E ti amo, ti amo dal profondo del cuore, ti amo, un giorno un po’ di più, un giorno un  po’ meno, un giorno da impazzire, un giorno mi verrebbe da strozzarti, e un altro da abbracciarti forte e tenerti stretta stretta a me e non lasciarti più tornare da loro. Sono egoista per questo? Non so, so solo che mi fa rabbia vedere dissolversi tutti gli sforzi compiuti per darti un attimo di serenità, non appena varchi la porta di casa. Li odio. Odio tutto questo. Una donna, la mia donna, non puoi trattarla così, non puoi rovinarle la vita.

Farei qualsiasi cosa per te, mio Fiore, anche se tu mi dici che non devo pormi ostacoli, per non dover poi un giorno sentirti dire che per te ho dovuto rinunciare a fare delle cose, e vivere di rimpianti.

Non penso più al futuro, perché il futuro non è ahimè, nelle nostre mani, e potremmo saltare in aria da un giorno all’altro. Non penso più al fatto che tu sia molto più grande di me e a ciò che ovviamente ne consegue, perché in questo modo mi avveleno solamente l’esistenza. Non penso al futuro, lo vivo con te, nel nostro presente. Ti amo.

Sorry

Scusami. Non faccio che scusarmi in questi giorni. Ci sono delle cose che a differenza di prima faccio fatica a sopportare. Sarà che ti amo un po’ di più, e quindi il bisogno di te si fa sempre più esclusivo, non ammette più invasioni, interruzioni. Così scusa se ho chiuso prima che finissi di parlare, scusami se non ce l’ho più fatta a sentire la tua voce e non poterti sentire addosso, a passare da sola una notte dopo l’altra. A desiderare un tuo abbraccio, il tuo sguardo nel mio, ma tu non ci sei e dovrò aspettare domani, dopodomani, la settimana prossima. E al diavolo i bisogni: tutto programmato, progettato, pianificato.

Non ce la faccio più, due o tre volte la settimana ritagliate in base agli orari degli autobus non bastano più. Vorrei vederti tutti i giorni, averti tutta per me, prendermi cura di te come una compagna, e non essere una delle tante con cui passi le giornate al telefono. perché questo è tutto ciò che abbiamo. Ed ogni volta che ci vediamo c’è un risvolto dolce amaro, c’è qualcosa che deve obbligatoriamente rovinarci la giornata. Ci sono obblighi e doveri, ci sono soprattutto pretese. C’è la disperazione che provo nell’andar via, ci sono i “se” e i “ma” e i congiuntivi e i condizionali che inizio a odiare. Ci sono i nostri momenti rubati non so poi a chi, c’è la voglia di averti, di poterti sentire nuda, pelle contro pelle, ed avere invece sempre qualche indumento di troppo addosso. Ci sono i momenti di piacere dai risvolti amari, ci sono i momenti di disperazione in cui siamo sole, sempre troppo lontane. Ci sono momenti il cui ho paura di perderti troppo presto, in cui la differenza d’età pesa come un macigno, in cui penso “se ne andrà, un giorno se ne andrà…”. Ci sono momenti in cui non so più nulla, neanche chi sono o cosa voglio e vorrei andare via, prenderti e portarti via, non so in quale direzione, so solo che tutto ciò che voglio è dentro i tuoi occhi, in quel tuo sguardo castano così dolce, così innocente e allo stesso tempo così carico di desiderio di me. Tutto ciò che voglio è tra le tue braccia, nel tuo modo di amarmi, di proteggermi, di farmi sentire unica. Tutto ciò che voglio sei tu.

Paura

Ho paura. Tanta paura. Una paura di folle di perderti, una paura folle di essere allontanata da te, o di essere spinta ad allontanarti, piuttosto. Ho paura di soffrire, tanta paura di ritrovarmi un giorno prossimo senza più la tua presenza nella tua vita, come se non ci fossi mai entrata, come prima di conoscerti, non ricordo nemmeno come fosse la mia vita senza te. Non voglio ricordare. E non voglio provare vergogna nell’amarti, non voglio che ti guardino come se credessero che tu mia stia usando, sfruttando o circuendo. Perché la differenza d’età dev’essere uno scoglio così insuperabile? Perché tutti devono vedere in questa differenza qualcosa di perverso? Perché non possono semplicemente vedere ciò che vediamo noi, due donne che si amano da impazzire? Perché non capiscono che nonostante dimostri sempre meno, ho 24 anni e sono dunque maggiorenne e in grado ed in diritto di decidere cosa fare della mia vita? Non voglio altre a parte te, non voglio una vita promiscua, sono tendenzialmente monogama e tradizionalista. Perché unicamente in quanto lesbiche credono che desideriamo avere relazioni con tante donne diverse? Lo sanno cosa voglio: una famiglia, pace e armonia. Non ho mai desiderato condurre una vita sregolata. Non ho mai fumato, né mi sono mai sbronzata, né ho mai provato alcuno stupefacente. Queste cose, come lo shopping e i giocattolini tecnologici che ci propinano di continuo sono solo surrogati dell’amore. Quando hai l’amore non hai bisogno di nient’altro. E quando inizi ad avere bisogno di altro vuol dire che c’è qualcosa che non va, ed invece di correre dietro all’ultimo modello di iPhone dovresti vedere cos’è che si è rotto nella tua relazione. Non pretendo di sapere nulla delle vostre vite, non voglio giudicare nessuno, ed allo stesso modo vorrei che faceste lo stesso con me. Grazie.

P.S.: Se qualcuno provasse a farvi credere che aver fatto coming out in famiglia costituisca una causa di vergogna perenne e di conseguenza di debito mai e poi mai estinguibile, non credetegli, vi sta prendendo beatamente per il culo, o peggio, non ha capito nulla della vostra realtà e, purtroppo, della vita in genere.

P.P.S.: Non createvi mai aspettative su nulla, chi lo fa ci batte la testa e i denti di continuo.

Seguendo le orme del destino

Il mio destino. Sei tu. L’ho sentito quella sera, la sera in cui la pienezza e totalità del mio amore per te mi è apparsa nella sua più pura semplicità. Le tue parole erano stentate, appena sussurrate, gli occhi chiusi, la tua mano a malapena stringeva la mia. Temevo di perderti, perderti davvero e volevo chiamare aiuto. Ma me l’hai impedito, perché sapevi che non mi avrebbero permesso di restarti accanto, perché non sono nessuno per te in questo Paese. La consapevolezza di questa realtà mi ha fatta desistere, mi ha impedito di agire stupidamente. Sono rimasta con te per attimi interminabili, la mia mano sulla tua fronte, la tua mano sulla mia. è stato in quei momenti che ho capito. Cos’è l’amore. Il destino mi ha teso la mano, l’ho afferrata, ed esso l’ha unita alla tua e mi ha sussurrato: “è lei”. è lei ciò che hai sempre cercato, l’amore che desideravi, la donna che aspettavi. Ora abbine cura.