The Graveyard’s girl

Bond, “Born” – Quixote

Era una mattina di sole al volgere del secolo. Eravamo in un cimitero per la commemorazione dei caduti di guerra, in fila, tra le lapidi, ascoltavano, senza capire, in realtà, infiniti discorsi di adulti su argomenti troppo distanti dalla nostra innocenza di undicenni. Eri la nuova arrivata. Nel tuo paese c’era stata una guerra, eri dovuta fuggire. Avevi un fratello gemello. Ti vedevo fragile, sola, bisognosa di protezione.
Eri nuova, eri sola, ed anch’io lo ero. Quella che era stata all’asilo la mia migliore amica da anni si contendeva con me l’attenzione delle altre bambine, ci sapeva fare, e ci sa fare tutt’ora, e non sai quanto abbia affinato le sue armi. Ti ragguagliai sul suo conto, fu una delle prime cose che feci. E ti dissi che un’altra bambina, che tutti prendevano in giro perché aveva un’insegnante di sostegno, era l’unica di cui potevi fidarti, a parte me.
Ti tenemmo per mano per tutto il tempo, io e lei. Dalla prima volta in cui ti avevo vista, dalla prima volta in cui le odiose maestre ci raccontarono, spettegolando, di te e tuo fratello, avevo giurato a me stessa che ti sarei stata amica. Ricordo ancora la tua mano nella mia. Ricordo ancora il modo in cui mi guardavi, silenziosa. Credo di non essermi mai sentita tanto a posto con me stessa, di non aver mai accettato i miei sentimenti come mi accadde allora.
Non parlo mai, accadde molto raramente, del tempo delle elementari. Non parlo mai, neanche con la mia migliore amica, delle continue umiliazioni subite a causa di qualcosa di cui non ho colpa, del fatto di dover assumere ogni singolo giorno della mia vita medicinali che mi garantiscono la sopravvivenza, e che hanno il fastidioso effetto collaterale di causare sbalzi d’umore. Non parlo mai della continua gelosia, della solitudine, dei compiti di storia, italiano e geografia che non portavo mai a termine, eppure avevo voti eccellenti. Amavo la matematica. L’ho amata alle medie, quando ho voluto cambiare totalmente compagnia iscrivendomi in una classe diversa da quella di tutti i miei compagni delle elementari. Sono stati degli anni strani, quelli delle medie. Ero una bambina bruttina, che portava i capelli corti e non vestiva particolarmente alla moda. furono gli anni delle prime cotte, ma per i ragazzi, sempre ragazzi, ragazzini in realtà, molto belli, con un qualche particolare che mi suscitava tenerezza. In terza media conobbi un ragazzo che tutti dicevano fosse gay. Io volli provarci lo stesso con lui, e alla fine ci mettemmo insieme. Non uscimmo molto, ci vedevamo soprattutto in palestra. Nel frattempo avevo lasciato le medie, per frequentare le superiori. Avevo fatto una scelta totalmente diversa rispetto a ciò che mi avevano suggerito le prof. Una in particolare, la mia prof. di mate voleva che andassi al liceo scientifico. ma mi rifiutai. Avevo appena scoperto la passione per il disegno. E nella nuova scuola scoprii una passione ancora più grande, quella per la modellistica. E mi innamorai, per la prima volta consapevolmente, di una donna. Ma questa è un’altra storia.

bye bye graveyard’s girl.

Mi sei tornata in mente in una sera di pioggia, quando stanchissima mi sono buttata a letto e ho rivisto quel sole, quel cielo azzurro di quasi dodici anni fa e le nostre mani intrecciate in quel cimitero. Mai amerò come ti ha amata, senza chiedere nulla in cambio, quella bambina di undici anni. Quel tempo è finito. E questa pioggia è quanto mai finta, artificiale, velenosa.

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