Stanotte ti ho sognata. Probabilmente perché ieri ho visto una ragazza sull’autobus ed ho trovato che ti somigliasse molto. Ed ho constatato di essere stata per molto tempo innamorata di te senza neanche rendermene conto, perché la mia parte razionale voleva odiarti, ed io davo ascolto solo a lei, allora. Nel mio sogno piangevi, e mi abbracciavi, ed io esultavo per questo, esultavo perché finalmente dimostravi di aver bisogno di me, di aver bisogno di qualcuno. Ma la cosa che mi ha più sconvolta è stato il motivo per cui piangevi: piangevi per le discriminazioni, perché eri stufa di provare dolore, di nasconderti, di essere odiata per ciò che sei. Eri stufa di essere odiata perché lesbica. Ma non eri tu che parlavi, non era te che abbracciavo. Stavo abbracciando e consolando me stessa, strano ma vero la “vera me stessa”, quella che dietro la faccia di bronzo rappresentata da questo blog, ha ancora tanta paura di mettersi completamente a nudo, quella che, nonostante porti con orgoglio la spilla comprata al pride ben in vista, è ancora terrorizzata dalla prospettiva di non essere più amata dopo il coming out definitivo. Mi sei tornata in mente mentre scendevo con cautela gli scalini nel cortile della biblioteca bagnati dalla pioggia battente, salvo ricordare, con un pugno nello stomaco, che M**** L****** non ha mai avuto bisogno di me.

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