Protezione

Parlare in prima persona di esperienze vissute, a tu per tu con il lettore, non è tipico di me, come avrete ben capito. Molto spesso tendo a romanzare ciò che mi accade e ancor più scrivo di eventi mai accaduti, di sviluppi inaspettati. Ma oggi vorrei raccontarvi dell’inaspettato senso di familiarità e protezione che provo nel frequentare la comunità gay locale, anche se ciò accade da appena qualche mese. È stato un caso fortuito, la presenza di Lady Gaga, quello che mi ha permesso in giugno di partecipare al mio primo pride senza destare troppi sospetti sul mio orientamento (o forse sì, ma chissene). Da allora, dal primo aperitivo cenato, dal primo pomeriggio di attività con Arcigay il mio giro di conoscenze si è notevolmente allargato ed ho avuto modo di capire che non posso davvero scrivere un romanzo sui gay senza conoscere i gay. Ciò che non andava nei primi capitoli di Rumors era il fatto che, anche se i due protagonisti affermavano di essere uomini, in realtà agivano e pensavano come donne in piena sindrome premestruale. Fin dall’inizio mi sono ritrovata catapultata in un mondo del tutto nuovo e totalmente al maschile, con le sue particolari dinamiche che faccio un po’ fatica a comprendere a pieno a volte, in quanto donna (ed ex-etero-di-passaggio). Ciò che fino a ieri sera non comprendevo era il modo in cui i ragazzi e le ragazze del gruppo cercassero sempre un partner all’interno del gruppo stesso, cosa che mi suggeriva l’idea del “fare ghetto” (ma senti chi parla, quella che a ventidue anni ha avuto una ragazza solo nella sua testa!). La mia migliore amica mi ha suggerito che probabilmente ciò accade perché non si è completi sconosciuti e quindi si tende a fidarsi di più e, in un certo qual modo, ad “andare a colpo sicuro”. Dovrei ben sapere quanto sia difficile trovare qualcuna, nel “mondo esterno”, che possa anche solo lontanamente ricambiarti, quindi penso che si tratti un comportamento più che ragionevole. Ma ciò che più mi preme raccontarvi è il senso di protezione provato in un occasione di presunta minaccia rappresentata da uomini etero capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non penso che i gay siano eterofobici, ma vi sfido a non provare fastidio se nel ballare in modo un po’ discinto con una ragazza che trovate particolarmente carina, vi ritrovate lo sguardo famelico di un uomo puntato addosso, quando eravate partite col presupposto che i ragazzi che vi circondano non potrebbero torcervi un capello. Non mi ero mai sentita tanto a mio agio con dei ragazzi come con questi nuovi, inaspettati amici, ragazzi con cui puoi ballare e a cui puoi avvicinarti senza imbarazzi e senza ribrezzo (scusate se vi sembro un po’ eterofobica ma è davvero difficile riuscire a dimenticare le brutte esperienze passate). Tuttavia la serata è finita per il meglio ed è seriamente annoverabile tra le migliori di sempre (ma è facile che sia così, dato che anche quando vivevo fuori non è che sia uscita così tanto)…

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